Storia della Loggia

Storia della Ferruccio

 

STORIA DELLA R:.L:. ”FERRUCCIO” N. 118, ALL’ORIENTE DI PISTOIA

VALLE DELL’OMBRONE

Il 10 maggio 1863 si alzarono, nella valle di Pistoia (che poi diventerà l’attuale Valle dell’Ombrone), le Colonne della “Prima” Loggia Massonica Pistoiese e le venne assegnato il n. 118, secondo l’ordine di progressione delle Fondazioni ed affiliata al Grande Oriente di Torino.

L’anno successivo fu trasferita al Grande Oriente di Firenze.

In quell’anno, a Firenze, il Supremo maglietto era nelle mani di Giuseppe Garibaldi, già dal 1859.

Nel 1865, per serie divergenze sorte all’interno, la Loggia si affilia al Gran Consiglio di Milano della Massoneria di Rito Simbolico.

Per conferire un nome alla Loggia la scelta cadde sull’eroico condottiero fiorentino “Francesco Ferrucci”, detto il “Ferruccio”, caduto nel 1530 nella vicina Gavinana nel disperato tentativo di difesa della Repubblica sorta nella città di Firenze dopo la caduta dei Medici.

Una scelta accuratamente voluta, quella di un nome, estremamente significativo, di un personaggio che è, e resta, espressione di amore per la libertà e l’indipendenza, fino all’estremo sacrificio.

La sua figura viene effigiata nel sigillo della Loggia, che tuttora mantiene.

Una scelta che rispecchia i sentimenti di acceso patriottismo che sta vivendo la città in quel momento e che anima quei primi Fratelli sotto l’incalzare di eventi grandiosi nella storia del nostro Paese.

Purtroppo di questa fondazione non abbiamo molti particolari ed inoltre non è stato possibile rintracciare la Bolla costitutiva.

Sappiamo solo che la Loggia nacque grazie all’iniziativa congiunta di due Dignitari della vicina Loggia “La Concordia 110” all’Oriente di Firenze, allora capoluogo di Provincia cui apparteneva Pistoia, Loggia con due anni di vita, essendo stata fondata nel 1861.

I fiorentini che dettero corpo a questa iniziativa furono i Fratelli Neri Fortini e Giuseppe Vincenzo Zugni, rispettivamente Maestro Venerabile e Segretario della Loggia “La Concordia 110”.

Ad essi si unirono alcuni pistoiesi, purtroppo sconosciuti, fra i quali il medico Leopodo Mazzei, l’unico di cui è noto il nome.

Non è che la Massoneria pistoiese iniziò la sua attività nel 1863, ma questa data segnò l’avvio della presenza ufficiale, perché da alcuni anni l’istituzione ha forte seguito in città, dove gode largo credito e simpatia per i principi che propugna, in chiave con i tempi di grande fermento democratico.

Infatti i suoi ideali erano qui noti da tempo, dove giunge l’eco di altre Logge già attive in Toscana, non soltanto nella vicina Firenze, ma anche a Livorno e Pisa.

Questi ideali si radicano velocemente e si propagano nella società pistoiese, con lo stesso passo dell’affermarsi del diritto di libertà, di pensiero e di parola, libertà che ovunque si sta imponendo.

Già nel dicembre 1864 la Loggia viene inserita nell’elenco delle Logge del Grande Oriente d’Italia e propose alla segreteria dell’Ordine di diramare una petizione a tutte le consorelle  per l’abolizione della pena di morte e la soppressione delle Case Religiose.

In questo periodo ricopriva la carica di Maestro Venerabile l’Avvocato Giovanni Camici, mentre Leopodo Mazzei e Giuseppe Gargini svolgevano le funzioni di Primo e Secondo Sorvegliante.

L’incarico di Oratore era stato attribuito a Didaco Trinci, mentre la Segreteria era guidata da Demetrio Trinci.

Purtroppo il fenomeno organizzativo della Loggia venne improvvisamente compromesso dallo svolgimento del collegio di Pistoia II delle consultazioni politiche suppletive della IX Legislatura, poiché all’interno della Loggia si manifestarono due correnti di pensiero esplicitamente contrastanti.

Infatti la maggioranza degli iscritti votarono il cittadino Giuseppe Civinini, iscritto a Torino, anziché il Venerabile Giovanni Camici, di tendenza moderata.

Civinini venne quindi eletto e figurò degnamente al Parlamento per le sue idee di libertà e di progresso vicine a Mazzini e Garibaldi, onorando, in questo modo, il laicismo della città di Pistoia di cui fu espressione.

Fra l’altro fu segretario di Giuseppe Garibaldi durante la spedizione dei Mille.

Fu anche istruttore dei figli di Adriano Lemmi, livornese, che assumerà la carica di Gran Maestro della Massoneria nel 1885.

L’esito fu quello dello scioglimento repentino della Loggia all’indomani del risultato del dicembre 1865.

Ciò è confermato anche in un verbale del Sottoprefetto Giusti.

La “Ferruccio 118” si ricostituì prontamente qualche mese dopo, imitando le Logge Amicizia e Umanitaria di Livorno, ma la rinascita della Loggia pistoiese coincise contestualmente con l’uscita dal Grande Oriente d’Italia, aspetto che la contraddistinse nel panorama delle Logge toscane, per aderire all’obbedienza del Gran Consiglio del Rito Simbolico di Milano.

Purtroppo non abbiamo trovato l’elenco dei Fratelli fondatori, ma abbiamo l’elenco autentico dei Fratelli Dignitari appartenenti al piè di lista dell’anno 1866.

E’ un dato certo assai importante per la nostra storia, perché autorizza a ritenere che proprio fra costoro vanno ricercati i fondatori della “Ferruccio 118”.

Questo è l’elenco, con le rispettive cariche ricoperte:

Giovanni Camici

Maestro Venerabile

Leopoldo Mazzei

Primo Sorvegliante

Giuseppe Gargini

Secondo Sorvegliante

Didaco Trinci

Oratore

Demetrio Trinci

Segretario

Vincenzo Battiloni

Tesoriere

Agostino Belli

Ospitaliere

Giovanni Saviozzi

Primo Esperto

Roberto Billi

Secondo Esperto

Gherardo Nericci

Cerimoniere

Tommaso Matteschi

Architetto

Luigi Giovacchini Rosati

Oratore Aggiunto

Luigi Biagini

Segretario Agg. e Archivista

Alessandro Lotti

Cerimoniere Aggiunto

Questo il calendario dei lavori:

“La nostra Officina tiene le sue sedute ordinarie a un’ora di notte nella solita residenza: di Primo Grado – il secondo e quarto lunedì di ogni mese, di Terzo Grado – il terzo e quarto lunedì di ogni mese”.

Cosa pensavano le autorità locali di questa Loggia?

Dalle circolari governative del 6 Ottobre 1866, fornite dal sottoprefetto Vincenzo Giusti, si evince che la Loggia “Ferruccio 118”, per la sua asetticità, non serviva neppure a contrastare l’influenza della famosa congregazione di San Vincenzo dei Paoli che a Pistoia aveva le sue ramificazioni.

In compenso, a Loggia non avrebbe mai potuto essere strumento del Partito d’Azione.

Infatti gli scopi che animavano gli aderenti, i legami interni fra gli organismi affiliati, la collocazione politica e la sua influenza, erano garanzie che gli uomini che la dirigevano potevano dare.

Il sottoprefetto Giusti così continua: “La Loggia Ferruccio è volta unicamente allo scopo della beneficenza e dell’istruzione  e non si diparte da questo”.

Infatti nel 1863 una parte dei Fratelli voleva che la Loggia si occupasse di questioni politiche e si unisse con quelle di Napoli e di Sicilia, ma prevalse la contraria opinione e rimase fedele al suo scopo.

I Fratelli politicamente più esaltati si ritirarono ed i rimasti, 35, erano quelli di principi moderati, specialmente Mazzei.

Dalla Loggia partì l’iniziativa degli “Ospizi marini”, delle “Scuole domenicali” e dei “Soccorsi alle famiglie dei militari volontari”.

Proprio alle fine degli anni ’60 la Ferruccio riuscì ad acquistare una sua propria identità e potè così esercitare una effettiva influenza sul tessuto sociale della Città.

Fu costituita la “Società per gli ospizi marini per gli scrofolosi”, grazie ai Fratelli Leopoldo Mazzei e Demetrio Trinci.

L’iniziativa si dimostrò alquanto efficiente  alla luce del fatto che in 20 anni ben 300 bambini furono ospitati presso gli stabilimenti di Viareggio e le istituzioni locali assegnarono il riconoscimento di “Ente morale”.

A questo progetto se ne aggiunsero altri, non meno importanti, come la costituzione della “Società per la diffusione della lettura popolare” e la nascita della “Lega per l’istruzione e l’educazione del Popolo”, aventi il non malcelato obiettivo di prefigurare un’alternativa alla Chiesa Cattolica nel campo dell’istruzione.

E ancora, proseguendo nella storia della “Ferruccio” è disponibile l’elenco dei Fratelli iscritti a piè di lista nel 1874, dopo undici anni dall’innalzamento delle Colonne.

Sono 40 nominativi, di varia estrazione sociale, come avvocati, notai, medici e farmacisti, ingegneri ed architetti, insegnanti ed anche delle meno elevate, quali muratore, fornaio, meccanico, fabbro ferraio, cappellaio, negoziante, studenti.

A questo punto è interessante aggiungere che in epoca successiva al 1863 si costituì a Pistoia una seconda Loggia, cui fu attribuito il nome di “Vittoria”, che appartenne al nucleo Scozzese Torinese.

Nel 1879 confluì nella “Ferruccio” facendo assumere a questa il nome di “Ferruccio e Vittoria”, che rimase per un tempo molto limitato per poi tornare a quello originario di “Ferruccio”.

Quando, nel 1882, morì il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, la “Ferruccio” fece avvertire all’esterno la sua presenza, allorquando, in risposta alla mancata cremazione dell’Eroe, si fece promotrice della costituzione in città della “Società di Cremazione”, tuttora esistente, Società fondata l’8 febbraio 1883 e che sarà una delle prime in Italia.

Significativo è il testo della lapide apposta sulla facciata del Tempio Crematorio.

Essa dice: ”Negato a Garibaldi il rogo di acaccio lentisco e mirto, sorse in Pistoia eco di rampogna e segnacolo di protesta la Società di Cremazione il dì 8 Febbraio 1883 e i pochi pionieri della nuova fede e del nuovo ideale divenuti in breve coorte l’anelato proposito per civile virtù di popolo realizzavano”.

Vale ricordare che il Tempio Crematorio fu inaugurato nel 1901, ed il primo cremato fu il Fratello Leopodo Mazzei, uno fra i Fratelli fondatori della “Ferruccio”.

E’ importante ricordare un altro evento di particolare importanza che accadde il 24 agosto 1890, quando, con il decreto n. 60, la Loggia “Ferruccio e Vittoria” veniva dichiarata demolita con la seguente motivazione:

“Per divergenze insorte nel seno della “Ferruccio e Vittoria” di Pistoia a seguito a domanda della Suprema Autorità del Rito Simbolico quella Officina fu demolita. Alla Loggia Regionale Toscana venne affidato l’incarico di procedere immediatamente alla ricostruzione, scegliendo gli elementi più omogenei, più disciplinati, più attivi”.

La riorganizzazione impose un duro riassetto, tanto che sotto la guida di Lodovico Canini, il Maestro Venerabile, si contarono solo 8 Fratelli.

La rinascita della Loggia venne comunque approvata con il decreto n. 64 del 30 novembre 1890, attraverso l’opera di Mosè Tesi, Scipione Giovannelli, Torello Cecchi, Narciso Ferrari, Demetrio Giannini, Enrico Giovacchini Rosati, Lodovico Canini e Alessandro Monetti.

Nel decreto si leggeva: “La rispettabile Loggia “Ferruccio e Vittoria” all’Oriente di Pistoia, che fu demolita  in seguito a domanda  della Suprema autorità del Rito Simbolico, riprenderà al più presto le sue ordinarie adunanze. Noi speriamo che nulla venga a turbare la serenità e la efficacia dei suoi lavori”.

I lavori riprendono con efficacia e nell’anno 1904, la Loggia si manifesta quando elargisce un consistente contributo per celebrare degnamente la memoria dello scomparso Giuseppe Garibaldi.

Infine prende parte alla disputa che si accende per l’erezione del monumento all’Eroe dei due mondi, erezione che ebbe luogo nell’allora Piazza San Domenico, ora Piazza Garibaldi.

Nel 1921 diventa Maestro Venerabile il Fratello Dott. Antonio Corradi, Direttore degli Ospedali.

Nessuna altra iniziativa verso il mondo profano, fuorché quelle ora ricordate, caratterizza la vita della Loggia negli anni successivi.

Tuttavia da indizi raccolti, è certo che la “Ferruccio” lavorò con continuità vivendo i propri problemi, ora lieti ora tristi, ora solenni ora drammatici, del suo tempo, ponendosi costantemente al di sopra delle polemiche, non venendo mai meno la funzione educatrice secondo il principio, allora oltremodo necessario, della tolleranza e della educazione ai civili doveri.

Non mancò di operare generosamente con il Tronco della Vedova, a favore dei bisognosi che avevano i propri congiunti al fronte.

Ed intanto il fascismo si avvicina.

Parlare di Massoneria e Fascismo significa evocare una odissea di persecuzioni e di rovine, evocare un doloroso capitolo di storia del popolo italiano.

Da non dimenticare e perché, anche questo, fa parte della storia della “Ferruccio”, storia amara per le conseguenze che ne ebbe a subire.

Nel 1923 la Loggia “Ferruccio” fu devastata e saccheggiata, con i sacri simboli portati in giro per la città come trofei di vittoria.

Fu allora che si spensero le luci di Loggia e la catena fu rotta.

Era Maestro Venerabile il Fratello Carlo Bottero, con domicilio in Via Argonauti n. 15.

Non sappiamo di più, perché mancano i documenti di Loggia, mai trovati.

Come se tutto fosse stato inghiottito da una voragine e sparito nel nulla.

E’ questo il Fratello che vivrà, in prima persona, la devastazione della Loggia.

La dittatura muove i primi passi e ad essere perseguitati e discriminati sono i Fratelli:

Alberto Restelli

Ufficiale

Alberto Pirami

Impiegato

Leone Fini

Impiegato

Corrado Macchionico

Capitano Regio Esercito

Giuseppe Civinini

Ufficiale dell’Esercito

Giovanni Lanzara

Magistrato

Il 15 Novembre 1925, a seguito dell’occupazione ufficiale della Loggia, le autorità di Pubblica Sicurezza provvidero ad inventariare il mobilio esistente, stimandolo in complessive Lire 4.016, passandolo in proprietà dell’Associazione Combattenti per la metà del valore, mentre l’altra metà fu elargita in beneficenza a vari enti.

Questa circostanza risulta da un verbale redatto a futura memoria in data 30 novembre 1925, firmato dal Maestro Venerabile Dino Pastorini e dai Fratelli Vittorio Mattini, Francesco Pierucci, Biagio Biagioni, Ottorino Molignoni, Lino Capecchi, Dino Galligani, Averardo Mazzoncini.

Tale verbale costituisce l’atto finale della “Ferruccio” che rivedrà la luce nel 1946, cioè 21 anni dopo.

Quindi nel 1946 riappare la luce nella Loggia “Ferruccio e Vittoria” e tra le Colonne la Catena si ricompone.

Nel 1947 la Loggia riacquista il suo originario nome di “Ferruccio”, che resterà quello definitivo ed oggi in uso.

Ci furono giovani e meno giovani che bussarono alle porte del Tempio della “Ferruccio” a conferma di una interiore continuità ideale che non aveva mai cessato di vivere.

Fra i meno giovani fanno spicco uomini quali Mario Vannucci, sindacalista, e numerose cariche pubbliche ricoperte, Alfiero Santini, Egisto Piperno, che ebbe a subire persecuzioni e sofferenze per la discriminazione e soprusi avuti per motivi razziali, Venturino Venturi, Domenico Scipioni, Giuseppe Favelli, David Mingrino, Umberto Mariotti e tanti, tantissimi altri Fratelli.

C’è da notare che la “Ferruccio” ebbe fra le colonne ben 3 Sindaci di Pistoia come Fratelli.

Tutti uomini che, amando la libertà e soffrendo per essa, con le proprie famiglie, interpretarono appieno il messaggio universale dell’ISTITUZIONE, senza paure  e senza incertezze, con lealtà e coraggio.

Fra i più giovani vanno ricordati Piero Casalone, Raffaello Meoni, Giancarlo Piperno ed Antonio Mazzacane.

E’ importante ricordare che, subito dopo la fine della guerra, nel 1946, e fino al 1960, a dimostrazione di questo fervore massonico riacquistato, a Pistoia, oltre alla “Ferruccio”, sono presenti e lavorarono altre Logge e precisamente la: “Mario Angeloni”, ”Niccolino Piccoli” (un capitolo di Rosa Croce), ”Adriano Lemmi” del IX grado.

Dopo il 1960, invece, rimarrà unicamente la “Ferruccio”, nella quale confluiranno tutti i Fratelli delle altre Logge, nel frattempo gradatamente scioltesi.